Playing is a serious matter

 

 LE TAPPE DEL GIOCO INFANTILE 

Il gioco è una cosa molto seria per un bambino. 

Per noi adulti giocare rappresenta uno svago che compiamo tramite un’attività precisa che solitamente ha un inizio ed una fine ben individuabili e che viene svolta con l’unico obiettivo di divertirsi. 

Per il bambino, invece, il gioco rappresenta la modalità con cui entra in relazione con sé stesso e con il mondo: giocando, il bambino sviluppa conoscenze, sperimenta e consolida competenze, costruisce la propria identità, si relaziona con gli altri e con l’ambiente che lo circonda, elabora situazioni, si libera da tensioni. Insomma, giocando, il bambino cresce e si allena a diventare grande. 

E poiché il gioco è strettamente connesso con lo sviluppo intellettivo e psicologico, giocare è un’attività che si modifica nel tempo con la crescita del bambino e, essendo “la più spontanea abitudine del pensiero infantile” (J. Piaget), rappresenta lo strumento primario per comprendere quello che succede nella sua mente. 

Sulla base delle tappe di sviluppo psicomotorio del bambino possiamo dunque distinguere altrettante “tappe del gioco”. 

Andiamo a vederle nel dettaglio:

 

Gioco sensomotorio (0-18 mesi) 

Questa fase caratterizza il primo anno di vita del bambino, periodo in cui la conoscenza del mondo, e quindi anche il gioco, passano attraverso le sensazioni corporee e la mediazione fortissima dell’adulto che si prende cura di lui: stando in braccio alla mamma, sdraiato con lei sul tappeto o giocando sul lettone, il bambino impara piano piano nuove possibilità di movimento e di espressione vocale a partire da ciò che osserva nell’adulto. 

I giochi che il bambino predilige e che sono adatti a questa fase sono tutti quelli che coinvolgono il proprio corpo e stimolano la sensorialità ed il controllo sui movimenti: la manipolazione di oggetti di consistenze e forme diverse, l’esplorazione attraverso la bocca, l’osservazione di oggetti in movimento, la ripetizione di alcuni schemi (es. gioco del cucù). 

Attività imprescindibile dei primi mesi è il massaggio del bambino: la coccola, unita al suono della voce di mamma (o papà!) e al continuo contatto visivo, non va solo a stimolarne i sensi o a rilassarlo, ma contribuisce a favorire lo sviluppo di un legame ancora più profondo e consapevole tra il bambino e l’adulto di riferimento. 

 

Gioco di finzione (1-2 anni) 

Dopo il primo anno di vita, il bambino inizia ad usare gli oggetti in modo più appropriato, non più solo per esplorarli ma per “fare qualcosa”. Lo scopo con cui di solito vengono utilizzati è il loro scopo reale, di cui il bambino simula l’azione: ad esempio, prende un cucchiaio per far finta di mangiare, una spazzola per far finta di pettinarsi. 

Inizia anche a padroneggiare meglio concetti come la permanenza dell’oggetto (ovvero il fatto che gli oggetti non spariscono solo perché lui non li vede più) e le relazioni causa- effetto, motivo per cui trova particolarmente interessanti giochi come riempire e svuotare contenitori, aprire e chiudere cassetti, accendere e spegnere la luce, raggruppare oggetti in base a forma/colore/dimensione. 

In questa fase il bambino gioca spesso da solo, non è ancora in grado di coordinarsi insieme ad altri bambini per un gioco condiviso. Può apprezzare la vicinanza dei suoi pari, osservando con attenzione il gioco degli altri e venendone stimolato, ma il suo gioco resta ancora “in parallelo”. 

 

Gioco simbolico (3-5 anni) 

Tra i 2 e i 3 anni i bambini iniziano a sfruttare la fantasia per utilizzare gli oggetti con una funzione diversa dalla loro: ecco che allora il manico della scopa diventa un cavallo da cavalcare, la banana diventa un telefono e il bastone si trasforma in una spada. Intorno a quest’età il bambino inizia anche ad essere interessato a giocare con gli altri in modo cooperativo: in questo modo riesce a costruire dinamiche più complesse in cui ognuno gioca un ruolo diverso (mamma e papà, maestra e compagni, dottore, …) ma tutti seguono la stessa trama. Attraverso questo tipo di gioco il bambino può ricostruire momenti di vita quotidiana che ha vissuto e che magari non è in grado di gestire emotivamente: ricreando e mettendo in scena momenti per lui significativi, può rivivere le proprie esperienze in un contesto protetto (in quanto ludico) ed elaborare meglio situazioni ed emozioni.  

Va da sé dunque che questo tipo di gioco rivesta un ruolo chiave nello sviluppo del bambino sia da un punto di vista cognitivo che da un punto di vista sociale ed affettivo. 

 

Gioco con regole definite (dai 6 anni) 

Rappresenta l’ultima tappa di gioco, quella più evoluta. Questi giochi (calcio, pallavolo, carte, giochi di società, …) hanno regole prestabilite ed esplicite che non possono essere modificate in qualsiasi momento in quanto rappresentano l’essenza stessa del gioco (a differenza di quanto avviene nel gioco di fantasia dove le regole possono essere concordate continuamente). Qui la gamma dei comportamenti possibili è dunque molto più ristretta e chi non è in grado di rispettare le regole, viene escluso. Inoltre, mentre il gioco di fantasia è un tipo di gioco cooperativo in cui tutti si muovono in modo coordinato per costruire la scena, seppur ciascuno con il suo proprio ruolo, i giochi con regole sono competitivi: vi è un obiettivo da raggiungere e solo uno dei partecipanti (al massimo una squadra) vincerà. Attraverso questo tipo di gioco, il bambino può quindi mettere alla prova le sue capacità e verificare il miglioramento delle sue abilità con risvolti importanti anche sulla sua autostima.

 

Risulta quindi chiaro il ruolo fondamentale che il gioco ricopre nel processo di sviluppo dei bambini, ma decidere di fermarsi un attimo e giocare, con i propri figli o tra pari, fa bene anche in età adulta. 

 

Viviamo in un’epoca in cui le nostre giornate sono piene di “devo fare” e di “devo andare”, in cui rimane poco spazio per l’entusiasmo, il divertimento, l’immaginazione. E allora dovremmo difenderlo con le unghie e con i denti uno spazio in cui giocare, in cui rilassarsi, in cui semplicemente “stare”, senza “fare” per forza. 

Solo per il gusto di divertirsi…e ricaricarsi. 

 

Sabrina Berardo - Psicologa , @unapsicologanellorto